29/02/16

Revival - Stephen King - recensione


Revival, una delle ultime fatiche di Stephen King, è la storia di Jamie Morton, giovane promessa del rock, e di come l’incontro con il pastore metodista Charles Jacobs gli abbia cambiato la vita. 
Nel romanzo ripercorriamo mezzo secolo di storia insieme all’io narrante ormai sessantenne (Jamie, il protagonista) e alle sue aspirazioni, i suoi amori, gli affetti familiari, gli amici, la musica, le vittorie e le pesanti sconfitte. Intervallate, puntualmente, da una presenza via via sempre più inquietante, minacciosa e infine orrorifica magistralmente descritta nel personaggio del reverendo Charles. 

Salutato come il grande ritorno di King al fantastico e al soprannaturale, Revival, in realtà, è un romanzo atipico sia per un Fedele Lettore del re, che per uno più o meno “vergine” della produzione kinghiana. Per chi segue da una vita le storie di zio Steve va detto che ritroverà molti elementi che hanno definito, plasmato, condizionato e forgiato quell’immaginario che da Carrie in poi ha aperto un universo parallelo nelle backdoors dei nostri pensieri. Invece chi ci si avvicina più o meno per la prima volta troverà tutto molto entusiasmante e nuovo, e quindi atipico.
Personalmente, l’entusiasmo per la storia di Revival l’ho provato ogni volta che Charles Jacobs entrava in scena. Il resto, ed è tanto, in cui King si concentra sulla vita del protagonista, avrei preferito venisse condensato un po’ meglio. 
Il peso che viene dato al realismo è più che significativo, tanto da far credere che King volesse fare più un’opera di narrativa anziché raccontare una storia di genere. Non sto dicendo che la narrativa penalizza il genere  (o viceversa), per carità, ma la sensazione che ho avuto è che King abbia voluto (o non abbia potuto fare altrimenti) farci solamente sbirciare dal buco della serratura anziché portarci per mano in una stanza delle meraviglie. Ne consegue che la maggior parte delle vicende che ci racconta Jamie sono un po’ troppo tirate per le lunghe. 
Insomma, in questo romanzo King ci ha fatto attendere per un bel po’ di tempo nella sala d’aspetto, e poi, quando è arrivato finalmente il nostro turno e abbiamo cominciato a sbirciare al di là della porta verso la stanza delle meraviglie, ci ha detto: “eh, no, più di così non puoi vedere. Sciò, torna alla tua triste realtà”.
Questo lo ha già fatto in più di un’occasione e non sto dicendo che qui non sia riuscito. Tutt’altro. Il punto è che King deve ammettere che ha creato un mostro, cioè il suo Fedele Lettore. 

E che a lui, la sbirciatina, probabilmente, non basta più. 

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